“E la colomba tornò da lui verso sera; ed ecco, aveva nel becco una foglia fresca d'ulivo. Così Noè capì che le acque erano diminuite sopra la terra”. (Gn 8,11)

Noè intuisce che il diluvio universale è terminato dal ritorno della colomba che trattiene nel becco una foglia fresca d’ulivo. Così il libro della Genesi ci descrive il ristabilirsi della pace sulla terra. 
Nei nostri giorni ci tocca invece constatare che all’orizzonte non si vede ancora avvicinarsi la colomba della pace. Ma è proprio perché non ancora la vediamo che in questa Domenica delle Palme vogliamo innalzare ancora di più l’ulivo e partire da questo ramoscello benedetto portato nelle nostre case per annunciare con ancora più forza: “Sia pace”, e pregare ancora di più perché il cuore di ogni uomo e di ogni donna sulla terra si converta alla pace.
Sì perché è proprio dal cuore di ciascuno di noi che la pace può fiorire, invocandola da Dio, come dono. La pace arriva quando nel profondo del cuore di ognuno si sente la coscienza dire: “Non uccidere”, “Non desiderare la roba d’altri”, “Non avrai altri dei all’infuori di me”.
La pace duratura, frutto della giustizia e dell’amore viene solo da un cuore che si converte all’amore. Un cuore che riconosce che ogni atto che ferisce la dignità della vita dell’altro è un atto che ferisce la pace in ogni tempo e in ogni luogo. Poi dal cuore convertito nascono le azioni di pace. 
Oggi assistiamo da due anni ormai al conflitto alle porte dell’Europa e a quello iniziato sei mesi fa in Medio Oriente. Per non citare poi gli altri focolai di guerra che non danno tregua in altre parti del mondo (Instabilità nel Mar Rosso, Sudan, Haiti, Eritrea, rivolta in Ecuador…).
Un cuore che si converte sa trovare e intuire poi i passi concreti per favorire il dialogo e la pace.
Il Papa non ha mai cessato di chiederla e addirittura è arrivato a parlare di bandiera bianca da alzare perché si arrivi ad una tregua e ad un vero dialogo di pace. Siamo sinceri: se dopo due anni di blocco e di sanzioni alla Russia, queste non hanno fatto cessare la sua aggressione all’Ucraina, nonostante i milioni di euro di sostegno per armamenti all’Ucraina, significa che la strategia non ha funzionato del tutto; se dopo sei mesi di attacchi di Israele alla Palestina come reazione ai drammatici fatti compiuti dai terroristi di Hamas del 7 ottobre, gli ostaggi rapiti non sono ancora stati recuperati e si perpetuano distruzioni e morti (più di trentamila le vittime a Gaza) vuol dire che qualcosa non va bene.
Se vuoi costruire la pace, non puoi prepararla facendo la guerra. C’è una legittima difesa che è uno dei capisaldi del diritto ma occorre anche riflettere per evitare che la legittima difesa diventi a suo volta aggressione e volontà di vendetta.
In Ucraina i giovani e gli adulti non stanno più uscendo di casa perché la polizia se li vede in giro li carica sui furgoni per essere arruolati e spediti nel teatro di guerra. La parola guerra che non sentivamo e non sperimentavamo nel nostro continente da ottant’anni ormai, è rientrata prepotentemente nel nostro vocabolario e nelle scene che passano sugli schermi.
La nostra civiltà umana ha ancora molto da imparare e le religioni hanno il loro importante  compito da svolgere per aiutare a ritrovare il senso della vita e a dare fiducia e speranza.
La Settimana Santa che iniziamo e che ci farà contemplare i misteri più grandi della nostra fede, ci aiuti a stare in questo nostro tempo non con le parole e le armi della guerra ma con la forza dell’amore e della pace. 

Buona Settimana Santa!


Don Andrea

 
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