Silenzio, attesa e gioia della Pasqua

Il Venerdì Santo siamo invitati a tenere compagnia a Gesù mentre va a morire, innocente, in croce per tutti. Anche per chi l’ha messo in croce. E, anche per noi.


C’è un momento nella nostra liturgia, durante la proclamazione del Vangelo in cui si raccontano gli ultimi momenti della vita di Gesù, che ci porta con la mente, ma soprattutto con il cuore al Golgotha. Quando Gesù muore tutto si ferma, le persone sono invitate a mettersi in ginocchio, si spengono le luci della Chiesa, la campana inizia a suonare a morto, si spoglia l’altare… quando tutto è spoglio si continua la proclamazione del Vangelo, ma non si termina, come al solito, con “Parola del Signore”, perché il Signore è morto.


Poi si vive un’esperienza che S. Paolo descriverebbe come “scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani”, ma non per noi: l’Adorazione del Crocifisso. A partire dal fondo della Chiesa, per tre volte viene innalzato e per tre volte tutti rispondiamo: “Venite Adoriamo”.


Infine, a tutti è data la possibilità di onorare il Signore Gesù, con la devozione una volta del bacio, e ora della carezza.


La sera del Venerdì Santo si usa vivere il pio esercizio della Via Crucis, che faremo anche noi, se il tempo lo permette partendo da entrambe le Parrocchiali per trovarci in Piazza Tricolore.


Il Sabato Santo è il giorno del silenzio, del vuoto e delle sospensione. Tutto tace. Tutto è fermo… o quasi. La liturgia vuole farci assaggiare un poco dello smarrimento che ha angosciato gli Undici e gli altri discepoli, che la sera del Venerdì Santo si sono ritrovati con Maria Santissima (l’Unica che sapeva in cuor suo e non ha mai dubitato che con la morte di Gesù non fosse tutto finito) al Cenacolo.


È la giornata in cui sembra che Dio taccia, mentre si sta preparando la grandiosità della vittoria sul peccato e sulla morte. Non solo la morte di Gesù, ma anche la nostra…


È il giorno, però, dove Gesù scende agli inferi a liberare tutti i Santi del Primo Testamento. È il giorno in cui essi arrivano alle porte del Paradiso e trovano ad accoglierli San Disma, colui che conosciamo come “il Buon Ladrone”.


La Veglia di Pasqua, poi, ci fa rivivere in preghiera, con il canto dell’antichissimo inno del Preconio Pasquale e la meditazione delle pagine più preziose del Primo Testamento, la preparazione prossima al grande e meraviglioso annuncio della Resurrezione di Gesù. Dopo la Sesta lettura, infatti sarà proclamato in tutte le direzioni per tre volte l’annuncio salvifico. E dopo quello si ritornerà a celebrare l’Eucaristia e a nutrirsi del Corpo e Sangue del Signore, si benedirà la nuova acqua che servirà per aspergere tutti e per i Battesimi. E riprenderemo, con la gioia del cuore a cantare l’Alleluja ed il Gloria a Dio. E per cinquanta giorni dilateremo la gioia della Pasqua.