Dal Giovedì Santo alla contemplazione del Cristo morto: liturgia e significato nelle nostre parrocchie
Il Triduo Santo Ambrosiano inizia al pomeriggio del Giovedì Santo. I fedeli sono invitati a contemplare l’unico grande mistero del-la Pasqua del Signore, che unisce indissolubilmente passione, morte e resurrezione. La liturgia distende in più giorni ciò che accade ogni volta che si celebra l’Eucarestia, ove vie-ne resa presente in quel momento la Pasqua del Signore, cioè passione morte e resurrezione.
Il Giovedì Santo prevede la possibilità di due celebrazioni: la Lavanda dei piedi e la “Messa nella Cena del Signore”. La prima celebrazione ricorda il gesto che il Signore Gesù ha fatto ai Dodici, anche a Giuda, sapendo che da lì a poco lo avrebbe tradito. È un gesto particolare; in una società dove si camminava spes-so a piedi nudi, la possibilità di lavarseli denotava una grande accoglienza, ma neppure agli schiavi era chiesto di farlo: ciascuno lo faceva da sé, trovando in anticamera una brocca, un bacile e un asciugatoio. Gesù, Figlio di Dio e Dio Lui stesso, sceglie di farlo e dice ai suoi che questo è lo stile di chi vuole essere suo discepolo.
Poi c’è la celebrazione della “Coena Domini”, che, secondo una tradizione antichissima, è celebrata “infra vesperas” (dentro il Vespro), e aiuta chi partecipa a meditare non solo l’istituzione dell’Eucaristia, ma anche la preghiera angosciata di Gesù al Getsemani, il tradimento di Giuda, il “processo farsa” (perché il Sinedrio non si poteva riunire di notte), e, infine, il rinnegamento di Pietro. Questa messa prevede, poi, che sia data la possibilità a chi desidera (ed è, ovviamente in Grazia di Dio) di ricevere la comunione sotto le due specie del Pane e del Vino Consacrato, ovviamente solo in bocca. Prima di concludere la S. Messa con la recita dei Salmi, il Ss.mo Sacramento viene portato all’altare della Riposizione, mentre tutti cantano e pregano.
Quest’anno nella parrocchia dei SS. Pietro e Paolo si vorrebbe portare il Signore presente nel Ss.mo Sacramento in chiesetta S. Giuseppe, per diversi motivi: permettere a chi desidera, come ogni anno, di partecipare all’adorazione silenziosa notturna dalle 23 ca. del giovedì fino al canto delle Lodi mattutine il mattino del Venerdì Santo.
Il secondo motivo è che la liturgia vorrebbe farci gustare, dopo la morte del Signore che celebreremo il venerdì pomeriggio, come sarebbe la nostra vita senza la presenza del Signore. Infatti, da dopo la morte del Signore, non si può più benedire, si deve buttare via l’acqua benedetta (ovviamente non in fogna, ma in un posto che non verrà mai calpestato), non si può più pregare il Gloria al Padre… e si fa la genuflessione al Crocifisso.
Per questo motivo l’Altare della Riposizione nella chiesetta di S. Giuseppe dalla celebrazione della Morte del Signore del Venerdì Santo resterà chiuso. Sarà possibile pregare davanti al Cristo morto in Chiesa dei SS. Pietro e Paolo. Per la Parrocchia di S. Rita, non avendo altre chiesette, tutto resta immutato.