Un grazie commosso alle comunità di Pogliano e Vanzago, nel passaggio verso il nuovo ministero a Vittuone.

Questa è l’ultima domenica che passo come vicario parrocchiale di Pogliano e Vanzago. Come sapete dal 4 settembre prossimo, l’Arcivescovo mi ha chiesto di assumere la responsabilità come parroco della parrocchia Annunciazione di Maria Vergine in Vittuone. Vorrei semplicemente in queste poche righe farvi partecipi dei sentimenti e delle emozioni che abitano il mio cuore in questi giorni e in questo passaggio delicato della mia vita.


Credo anzitutto che ci siano momenti in cui la vita del prete cresce e porta frutto soltanto se si accetta di lasciare un servizio per assumerne un altro, una stagione per entrare in una nuova, una sicurezza per aprirsi a qualcosa che ancora non si vede ma che vive di una promessa: il Signore non abbandona mai. Con quella libertà di una vita che è già consegnata per sempre il giorno dell’ordinazione. Che cosa abita il mio cuore? Gratitudine e commozione, come già esprimevo nel mio intervento a termine del bellissimo spettacolo su san Francesco realizzato dai nostri giovani il 14 giugno scorso. Non sono e non vogliono essere solo sentimenti superficiali, fondati sull’emozione del momento. Sono convinto che siano piuttosto stati come colonne portanti della mia vita in mezzo a voi in questi anni. Commuoversi, non è piagnucolare. È “muoversi con”, è camminare insieme. Questo ho sempre inteso fare nel mio agire e nel mio pensare il meglio per i cammini delle nostre comunità, perché il prete non è colui che comanda ma piuttosto “sta in mezzo a voi come colui che serve”, cosi come recita il motto che avevo scelto per la mia ordinazione presbiterale, tratto dal vangelo di Luca 22,27. Non so se sempre sono stato fautore di comunione, di unità e di sinodalità, come comanda il Signore Gesù, e per quando non mi è riuscito o non ho voluto farlo vi chiedo umilmente perdono. Ciò che più mi ha commosso in questi anni, e per grazia qui fra di voi è accaduto tantissime volte, è scoprire ed accorgersi che Dio parla e agisce ancora nelle storie concrete di tanti di voi. E questo soprattutto è accaduto nelle vicende di tanti giovani. Per questo vi dico: grazie! Non so perchè ma quando dico grazie sono più contento, vedo le cose sotto un'altra luce.


Riconosco anzitutto una gratuità, quella di Dio, che precede ogni passo della vita, che accompagna e sostiene ogni scelta, ogni pensiero, che mi sorprende e mi sostiene quando penso di aver fallito, quando penso che il mio peccato non meriti perdono. Mi piace ringraziare a lungo, perché quando ringrazio “riconosco”, cioè conosco due volte, comprendo più a fondo. Sono convinto che la riconoscenza è la più alta forma di conoscenza, perché chi dice grazie è come se capisse di più, come se volesse bene di più!


E allora GRAZIE davvero a tutti voi, carissime comunità di Pogliano e Vanzago, grazie perché insieme a voi sono diventato più uomo, più cristiano, più prete. Grazie per le tante testimonianze di fede semplice ma rocciosa che riconosco in tanti adulti e anziani, grazie per le attenzioni e le premure di tanti di voi nel prendersi cura di me, con una parola, un messaggio, una buona cena o un buon pranzo condiviso, un dono inaspettato, una consolazione o un incoraggiamento. Grazie per il dono inestimabile della preghiera di tante persone anche a me sconosciute, grazie agli ammalati che per me hanno pregato e pregano e offrono ogni giorno le loro sofferenze per il bene di tutti. Grazie anche a chi non la pensava come me, a chi mi è stato avverso, perché sempre mi ha dato la possibilità di interrogarmi sulle mie posizioni e di confrontarle con i criteri del Vangelo. Grazie infine ai ragazzi, agli adolescenti e ai giovani, verso cui ho cercato di avere una predilezione particolare: di sicuro è molto di più quello che da loro ho ricevuto che quello che ho potuto dare. E grazie per la misericordia che so avete avuto e avrete per me; a chi si è sentito offeso, trascurato, non valorizzato, non sufficientemente sostenuto, a coloro a cui non ho mostrato il volto e l’agire del Buon Pastore, chiedo umilmente scusa.


Vado col dispiacere di dover lasciare tanti veri amici fra di voi, ma con la serenità che accompagna chi sa che il buon Dio sa operare grandi cose in chi si affida a lui! Grazie perché mi avete soprattutto insegnato a fidarmi e affidarmi al Signore Gesù che è venuto perché abbiamo la gioia e l’abbiamo in abbondanza. Nel cuore della mia e della nostra vita cristiana sta l’Eucaristia, un’azione di grazie che per Cristo, con Cristo e in Cristo tiene insieme il tempo e lo spazio, l’eterno e le piccole cose dell’esistenza quotidiana. Ecco il modo in cui saremo sempre uniti nella comunione dell’unica Chiesa!


Vostro affezionatissimo nel Signore

don Simone


Pogliano – Vanzago 30 agosto 2026