Scelte definitive, fede vissuta e missione dei giovani oggi

Giovedì 8 gennaio la visita pastorale del nostro Arcivescovo è cominciata incontrando a Nerviano tutti i giovani de nostro decanato Villoresi. Mi è parso bello riportare qui una sintesi del dialogo tra il vescovo e i giovani, rimandando per una lettura integrale al sito della diocesi. Il confronto vero e proprio è nato a partire da alcune testimonianze personali dei giovani e da alcune conseguenti domande: la scelta del “per sempre”, il vivere la fede in un contesto indifferente, il lavoro e le sue logiche, il servizio educativo e la preghiera.

La prima domanda ha messo a tema la possibilità di scelte definitive, il matrimonio o la vita consacrata, in una società segnata dalla precarietà affettiva e dall’incertezza del futuro. L’Arcivescovo Mario ha iniziato così:

«Io praticamente non ho risposte. Sono domande scritte nei giorni, nella vita, nella preghiera. E allora mi sono chiesto: dove posso cercare una risposta?».

La scelta è stata chiara: andare al Vangelo, non per “citare” Gesù, ma per lasciarsi dire qualcosa di essenziale. Il brano proposto è quello del tesoro nascosto e della perla preziosa (Mt 13,44-46): «Il Regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo… pieno di gioia vende tutti i suoi averi e compra quel campo». Da qui una riflessione che ha dato spessore alla domanda, perché Gesù usa queste immagini per parlare della decisione: a un certo punto incontri il tesoro. Che è il Regno di Dio. Ma questo tesoro non è una favola: è una storia abitata dalla gloria di Dio (…….).

Poi un altro aspetto che mi sembra irrinunciabile è la preghiera, che alla vostra età non è tanto un dire le preghiere, la preghiera è una storia di un’amicizia con Gesù e l’amicizia con Gesù è fatta di domande e di risposte sui passaggi fondamentali della vita e di tutti i giorni. Gesù è vivo!(…). L’Arcivescovo ha riconosciuto la fatica di decidere oggi, ma ha rilanciato con forza: «Il contesto in cui viviamo non ha il diritto di imporci delle paure, delle esitazioni. I cristiani sono originali: quando uno raggiunge quell’intima persuasione che proprio quello lì è il suo tesoro allora può decidere». E allora, sì, cambia la vita ma «una scelta per sempre non è un pericolo: è una promessa».

La seconda domanda ha dato voce alla difficoltà di vivere e raccontare la fede in ambienti segnati da indifferenza, provocazione o discredito. Anche qui la risposta è partita dal Vangelo, dal finale di Marco (Mc 16, 12-20), con un passaggio sorprendente, quando Gesù risorto rimprovera i discepoli per la loro incredulità. E poi affida proprio a loro la missione!

«Abbiamo a che fare con gente poco affidabile, poco, diciamo, coraggiosa, poco incline a credere e forse qui possiamo riconoscerci tutti, non è che erano solo quegli 11 là che peraltro erano stati con Gesù per tutti gli anni del suo ministero, ma credo che Gesù, che è qui in mezzo a noi, se noi riusciamo ad ascoltarlo io credo che ciascuno di noi si possa sentire rimproverato per la sua incredulità e sentire che dobbiamo compiere un passo nella fede. Da qui una consolazione e una responsabilità: Gesù di fronte a questi discepoli così poco affidabili, così deludenti potremmo dire, dice “andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura”. Voi non siete mandati nel mondo per convincere gli altri, non so, a venire in oratorio, cioè certo se vengono siamo contenti, ma non è questa la missione, che è che voi parlate di un’esperienza che vi ha illuminato nell’intimo!».

Il cuore della risposta è stato questo:

«La fede non è un’idea che uno si è fatto, è un’esperienza viva di Gesù vivo. È un fuoco. Se uno ha dentro questa forza dello Spirito, mentre si accende accende anche gli altri (…)

La terza domanda ha portato il dialogo dentro il mondo del lavoro e delle sue logiche, in particolare quelle economiche e finanziarie. Il riferimento evangelico è stato netto: «Voi siete il sale della terra… voi siete la luce del mondo» (Mt 5, 11-16). Il punto non è fuggire dal mondo: non siamo chiamati a costruire un mondo a parte, ma a stare dentro il mondo come luce e sale. Qui l’Arcivescovo ha insistito su alcuni criteri concreti:

«C’è una riflessione enorme nella Dottrina sociale della Chiesa che affronta le questioni del lavoro, della finanza, sull’economia, sull’ambiente, che tutti dovrebbero un po’ conoscere e che manca un po’ nelle nostre formazioni. Cosa dice la Chiesa del denaro? Cosa dice la Chiesa del lavoro? Cosa dice la Chiesa del produrre?». (…..)

L’ultima domanda ha intrecciato servizio educativo e preghiera. Il brano di Vangelo proposto ai giovani (Gv 15,11-11) ha offerto l’immagine decisiva: «Io sono la vite, voi i tralci… senza di me non potete fare nulla». La preghiera è stata definita ancora una volta come relazione viva: «Rimanere in Gesù non è un’esperienza solo emotiva». È una fedeltà quotidiana, anche quando non si “sente” nulla, un dialogo, un ascolto, un’amicizia.