Verbale del Consiglio Pastorale con l’Arcivescovo del 25 gennaio

Nel corso dell’incontro con l’Arcivescovo è stato presentato e condiviso il quadro emerso dalla relazione redatta dal CPCP, che restituisce un’immagine complessivamente positiva della comunità parrocchiale. È stata evidenziata la presenza di una comunità viva, con una particolare attenzione alla celebrazione della Santa Messa, sia festiva sia feriale. In modo significativo, sono stati sottolineati gli orari delle celebrazioni, che favoriscono un’ampia partecipazione, e la proposta pastorale legata alla Messa, considerata ricca e promettente. Tale attenzione rap-presenta una testimonianza concreta della cura riservata alla celebrazione liturgica.


L’Arcivescovo ha invitato a non scoraggiarsi di fronte al fatto che la partecipazione alla vita comunitaria si intensifichi soprattutto in occasione di momenti straordinari: si tratta di una situazione diffusa e comune. Al tempo stesso, è stato ribadito l’impegno del CPCP nel testimoniare e diffondere con chiarezza che senza Gesù non si può stare. In questa prospettiva, è stato sottolineato il valore della continuità nell’accogliere e sviluppare le proposte degli anni pastorali, attraverso percorsi di catechesi ed esperienze significative.


Un obiettivo centrale indicato è il rafforzamento del senso di appartenenza alla Chiesa. A questo fine risulta fondamentale la cura dell’accoglienza, sia ne-gli ambienti parrocchiali sia durante le celebrazioni, contrastando ogni forma di individualismo o di vissuto puramente doveristico della fede, per favorire invece una dimensione autenticamente comunitaria.


Per quanto riguarda la pastorale giovanile, essa è stata riconosciuta come un’esperienza positiva. È stata condivisa l’opportunità, già sperimentata in altre comunità, di offrire ai giovani spazi informali di incontro e di condivisione del tempo, come luoghi di studio o momenti serali non strutturati, che possano diventare occasioni di relazione. In tale ottica, l’oratorio è stato indicato non come un semplice insieme di servizi, ma come una vera e propria comunità giovanile.


Ampio spazio è stato dedicato al tema della sinodalità, divenuto particolarmente centrale nel magistero di Papa Francesco. È stato chiarito che la sinodalità non coincide con una generica forma di cordialità, ma rappresenta il metodo cristiano per assumere decisioni cristiane. Essa non si fonda né su un modello democratico né su uno autocratico, ma sul principio della pari dignità che deriva dal Battesimo. Il metodo del consenso è stato indicato come via propria del discernimento ecclesiale, che richiede una spiritualità aperta all’ascolto, alla stima reciproca, alla responsabilità dell’intervento e alla disponibilità a lasciarsi correggere e arricchire. È stata inoltre delineata una procedura di lavoro che prevede la chiarificazione dei temi, una preparazione adeguata, interventi sobri e la presenza di un moderatore.


Riguardo al ruolo del CPCP, è stato precisato che non tutte le questioni operative necessitano di una discussione assembleare; il Consiglio è chiamato soprattutto a riflettere sulla missione della Chiesa nel territorio. Tale missione si articola in due dinamiche complementari: da un lato l’attrattività, ovvero la capacità di rendere desiderabile e significativo lo stare insieme; dall’altro l’“andare là”, inteso come slancio evangelizzatore verso chi è fuori dal perimetro delle attività ecclesiali, imparando nuovi linguaggi e individuando tempi e luoghi adeguati di incontro.


È stato infine affrontato il tema della comunicazione, riconosciuto come una delle sfide più rilevanti del tempo presente. Non esistono strategie predefinite o soluzioni immediate; la via indicata è quella della costruzione di relazioni personali, dell’invito diretto e nominativo, della cordialità e dell’amicizia, capaci di aprire anche a un confronto sui contenuti della fede. La comunicazione cristiana è stata descritta come non reticente, fondata sull’ascolto dei bisogni dell’altro e sulla condivisione sincera di ciò che si è incontrato nel proprio cammino di fede.


Nel concludere, l’Arcivescovo ha richiamato la fatica che caratterizza il tempo presente, riconoscendola come parte integrante dell’esperienza cristiana, anche alla luce delle Beatitudini. Il criterio di valutazione dell’azione pastorale non può essere il successo numerico o immediato, ma la fedeltà e l’obbedienza alla missione affidata dal Signore. Anche nella difficoltà, è stato ribadito l’invito a mantenere vivo il fuoco della fede, alimentandolo quotidianamente, senza lasciarsi scoraggiare da aspettative eccessive che rischiano di compromettere la qualità delle relazioni.


Andrea Scarparo

Segretario del Consiglio Pastorale