Lo stile sinodale come via per una comunità missionaria, capace di accogliere, dialogare e testimoniare il Vangelo nel mondo di oggi.

Una Chiesa chiamata a diffondere la gioia del Vangelo

Con la Proposta pastorale 2026-2027, intitolata «Che allegria c’è? Di che godono tutti costoro?», l’Arcivescovo Mario Delpini invita la Diocesi a riflettere sul significato e sull’urgenza della missione cristiana oggi. Al centro della sua riflessione vi è la scelta di vivere e praticare uno stile sinodale, non come semplice metodo organizzativo, ma come modo concreto di essere Chiesa e di annunciare la gioia che nasce dall’incontro con Cristo.

L’immagine evocata dall’Arcivescovo richiama il celebre episodio dell’Innominato nei Promessi Sposi: il suono festoso delle campane che raggiunge anche i luoghi più chiusi e oscuri. Così la comunità cristiana è chiamata a essere segno di speranza, capace di raggiungere ogni persona con l’annuncio della gioia di Dio.


Dalla teoria alla vita quotidiana

Negli ultimi anni il cammino sinodale ha coinvolto l’intera Chiesa e ha richiesto un grande impegno. Non sono mancate fatiche, incomprensioni e momenti di stanchezza. Tuttavia, secondo Delpini, è arrivato il momento di tradurre quanto maturato in scelte concrete e in uno stile ordinario di vita ecclesiale.

La sinodalità non può restare un concetto astratto: deve diventare una pratica quotidiana fatta di ascolto reciproco, corresponsabilità e discernimento condiviso. È questa la strada indicata per rendere più efficace e credibile la missione evangelizzatrice.


Comunità accoglienti e relazioni che evangelizzano

Uno dei punti centrali della Proposta pastorale riguarda il valore delle relazioni. Le comunità cristiane sono chiamate a essere luoghi aperti, dove ogni persona possa sentirsi accolta e accompagnata.

Molti momenti della vita ecclesiale – la richiesta del Battesimo, i percorsi di Iniziazione Cristiana, la celebrazione del Matrimonio o delle Esequie – rappresentano occasioni preziose per costruire legami autentici e favorire un cammino di fede condiviso. Nessuno deve sentirsi escluso o giudicato: ogni incontro può diventare una porta aperta verso il Signore.


Rinnovare i percorsi di Iniziazione Cristiana

L’Arcivescovo invita inoltre a ripensare con sapienza i cammini di Iniziazione Cristiana. Da una parte occorre evitare sperimentazioni isolate e improvvisate; dall’altra è necessario non limitarsi a ripetere schemi consolidati senza interrogarsi sulle esigenze del presente.

La sfida consiste nel custodire la ricchezza della tradizione, valorizzando al tempo stesso nuove modalità capaci di parlare alle famiglie e alle giovani generazioni. Un rinnovamento che richiede collaborazione, formazione e un costante confronto con le indicazioni della Chiesa diocesana.


Cristiani testimoni in ogni ambiente

La missione non si svolge soltanto nelle parrocchie. Ogni battezzato è chiamato a essere testimone del Vangelo nei luoghi della vita quotidiana: a scuola, nel lavoro, negli ambienti della cura, dello studio e del tempo libero.

Con piccoli gesti di carità, rispetto e speranza, i cristiani possono diventare presenza significativa nella società. Anche l’impegno politico viene richiamato come spazio importante di testimonianza, dove vivere il confronto con rispetto e spirito di servizio, evitando divisioni e contrapposizioni aggressive.


Accogliere il cambiamento con coraggio

La Chiesa si trova oggi dentro un profondo cambiamento culturale e sociale. Diminuiscono alcune forme tradizionali di partecipazione, emergono nuove sfide e si avverte spesso la fatica di trovare energie e risorse.

Di fronte a questa realtà, Delpini invita a non chiudersi nella nostalgia o nella difesa del passato. Lo stile sinodale diventa una vera e propria “profezia sociale”: la capacità di affrontare il cambiamento attraverso il dialogo, l’ascolto e la collaborazione, costruendo percorsi nuovi per annunciare il Vangelo.


Dal “fare per” al “fare con”

Un altro passaggio significativo riguarda il modo di affrontare le fragilità e i bisogni della società. Se in passato molte opere sono nate grazie all’impegno di singole persone o gruppi, oggi è sempre più necessario costruire reti e alleanze.

La prospettiva indicata dall’Arcivescovo è chiara: non limitarsi a fare qualcosa per gli altri, ma imparare a camminare insieme agli altri. Collaborare con realtà diverse, valorizzare le competenze presenti sul territorio e promuovere una cultura dell’incontro rappresentano vie concrete per servire il bene comune.


Giovani accompagnati nella loro vocazione

Particolare attenzione è riservata ai giovani. L’obiettivo dell’azione educativa non è semplicemente trattenerli negli ambienti ecclesiali, ma aiutarli a diventare adulti nella fede e protagonisti della missione.

Per questo è fondamentale un accompagnamento personale e vocazionale che permetta a ciascuno di riconoscere la propria chiamata. Delpini richiama inoltre tutta la comunità a sostenere la pastorale vocazionale e a pregare perché il Signore continui a suscitare vocazioni al sacerdozio, alla vita consacrata e all’impegno laicale.


Condividere le ferite del mondo

La gioia cristiana non significa ignorare le sofferenze della storia. Al contrario, i discepoli di Gesù sono chiamati a farsi prossimi alle persone ferite, ai poveri, a chi vive situazioni di esclusione, ingiustizia e violenza.

La comunità cristiana non può rifugiarsi in spazi protetti e autoreferenziali. È chiamata a stare dentro le sfide del proprio tempo, contribuendo alla costruzione della pace, della giustizia e della fraternità con coraggio, perseveranza e spirito evangelico.


Una responsabilità condivisa

Per rendere concreta questa visione, gli organismi di partecipazione ecclesiale – Consigli pastorali, Assemblee sinodali e altri organismi di corresponsabilità – sono chiamati a svolgere un ruolo sempre più significativo.

Non si tratta soltanto di luoghi decisionali, ma di strumenti attraverso cui tutta la comunità può discernere insieme e tradurre la missione della Chiesa in scelte concrete. Per questo è importante coinvolgere maggiormente i fedeli, comunicare i percorsi intrapresi e favorire una reale partecipazione.


Uno stile da imparare ogni giorno

La sinodalità, ricorda l’Arcivescovo, non è qualcosa che si improvvisa. Richiede formazione, pazienza, esercizio e conversione personale. È un cammino che coinvolge laici, consacrati, diaconi, sacerdoti e vescovi nella comune responsabilità dell’annuncio del Vangelo.

La proposta pastorale si conclude quindi come un invito rivolto a tutta la Chiesa ambrosiana: diventare una comunità capace di testimoniare la speranza, vivere relazioni autentiche e diffondere la gioia di Cristo nel mondo. Una Chiesa che, guidata dallo Spirito, non teme il cambiamento ma lo attraversa con fiducia, continuando a essere segno vivo della presenza di Dio nella storia.


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